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S. Rosa

 

I PRIMATI DI ROSA VENERINI

  • Fondazione della prima scuola pubblica femminile in Italia
  • Fondazione della prima Comunità femminile di vita Apostolica
  • Prima a dare professionalità alla donna “Maestra”
  • Elaborazione e pubblicazione della Regola per una comunità apostolica
  • Organizzazione autonoma dell’Amministrazione delle scuole e delle Comunità


 

FAMIGLIA D’ORIGINESanta Rosa Venerini

Rosa Venerini nacque a Viterbo, il 9 febbraio 1656. Il padre, Goffredo, era nato a Castelleone di Suasa (Ancona), il 3 marzo 1612. Si era laureato in medicina; trasferitosi a Viterbo, esercitò brillantemente la professione di medico nell’Ospedale Grande.La madre, Marzia Zampichetti, di antica famiglia viterbese, era nata il 24 gennaio 1617. Ella, all’età di quindici anni, contrasse matrimonio con Clemente Spisa Leonardi ma, dopo due anni, rimase vedova, senza figli. Visse nello stato vedovile per 16 anni, fino a che, il 30 ottobre 1650, all’età di 33 anni, contrasse nuovamente matrimonio con il dottor Goffredo Venerini, di 38 anni di età. Rosa fu la terza di quattro figli: Domenico, Maria Maddalena, Rosa, Orazio.

PREDILIZIONE PER LE SCELTE ARDITE

Rosa fu dotata, dalla natura, di bellezza, di intelligenza e di sensibilità umana non comuni. Le erano aperte le scelte di vita possibili a una donna dei suoi tempi: il matrimonio o la clausura. Rosa, però, prediligeva, per una vita pienamente realizzata, scelte ardite, adeguate alla sua ricca personalità, al di fuori dei modelli tradizionali. Si sentiva attratta sia per il matrimonio sia per la vita claustrale, ma le urgeva, nella sua interiorità, come donna, un’altra via, che non riusciva ad individuare, che fosse vantaggiosa per la società e per la Chiesa. Rosa, spinta da istanze interiori profetiche, impiegò molto tempo, nella sofferenza e nella ricerca, prima di giungere ad una soluzione del tutto innovativa. Ella, nella sua prudenza umana ed evangelica, non disprezzò e non trascurò l’esperienza religiosa delle altre donne, nella ordinarietà del comune sentire.La Venerini formò la sua pietà energica ed essenziale alle fonti della spiritualità ardente di S. Domenico di Guzman, per i contatti con i Domenicani del santuario della Madonna de La Quercia, nei pressi di Viterbo, e a quelle della spiritualità austera ed equilibrata di S. Ignazio di Lojola, per la direzione dei Gesuiti, specialmente di p. Ignazio Martinelli, professore nel collegio di Viterbo, che la guidò nelle scelte fondamentali.

AVVENIMENTI DETERMINANTI NELLA FAMIGLIA

Rosa, nell’autunno del 1676, entrò, come esterna, per conoscere la vita claustrale, nel monastero domenicano di S. Caterina, in Viterbo, dove viveva una zia materna, Anna Cecilia Zampichetti. Vi restò solo per alcuni mesi, perché la morte del padre, Goffredo Venerini, avvenuta il 29 gennaio 1677, la indusse a tornare in famiglia, nel maggio successivo. Altri avvenimenti determinanti, lieti e tristi, si verificarono, nella famiglia Venerini, nell’anno 1680: Maria Maddalena, l’8 gennaio, andò sposa al nobile Ludovico Laziosi; Domenico, dottore in medicina, morì il 28 febbraio, all’età di 27 anni; Marzia Zampichetti, la madre, morì il 24 ottobre.Rosa restò sola, nella casa paterna, con il fratello Orazio, di 23 anni di età, dottore in diritto civile e canonico. Ella aveva 24 anni, voleva dare senso pieno alla sua esistenza; nel fiore dell’età, si incontrò con la povertà spirituale e culturale, diffusa nel popolo, quando incominciò ad invitare, di pomeriggio, nella casa paterna, le fanciulle e le donne del vicinato, per la recita del Rosario. L’iniziativa, pur importante, non appagava però Rosa, chiamata ad una missione più alta che, via via, individuò nell’urgenza di dedicarsi all’istruzione delle giovani, con una scuola intesa nel senso vero e proprio della parola. Rosa Venerini poté attuare il suo progetto solo dopo il matrimonio del fratello Orazio che, il 20 dicembre 1684, sposò Angela Francesca Rapaschi.

FONDAZIONE DELLA PRIMA SCUOLA PUBBLICA FEMMINILE ITALIANA

Rosa Venerini, donna decisa e volitiva, non perdette tempo nell’attuare la via nuova, che aveva individuato dopo circa dieci anni di sofferto studio e di seria riflessione. Abbandonò, per non far pesare le sue scelte sul fratello, la casa paterna e ne prese una in affitto, dove, il 30 agosto 1685, con l’approvazione del vescovo di Viterbo, card. Urbano Sacchetti, fondò la sua prima scuola. Il progetto non fu un fatto isolato, perché l’ideatrice aveva il carisma dell’aggregazione. Rosa aveva saputo attirare e preparare, all’ufficio di Maestre, due donne: Porzia Bacci e Girolama Colluzzelli. Nasceva, a Viterbo, la scuola delle Maestre Pie Venerini, la prima scuola pubblica femminile in Italia. Le origini erano umili ma di portata rivoluzionaria per l’elevazione e la sana emancipazione della donna. La prima sede fu importante per la concretizzazione del carisma, ma, come spesso accade, non adeguata strutturalmente alle richieste. Rosa non si arrestò, di fronte alle difficoltà, ma si adoperò per cercare nuove soluzioni. Ella, circa due anni dopo, nel 1687, procurò alla scuola un’altra sede, nel territorio della parrocchia di S. Maria in Poggio, non lontano dalla sua casa paterna. Successivamente, dopo la Pasqua del 1690 e prima di quella del 1691, trasferì, di nuovo, la scuola nell’ambito della parrocchia di S. Giovanni in Zoccoli, in una casa con orto, di proprietà del nobile Ottavio Laziosi, fratello del marito di Maria Maddalena Venerini.

FONDAZIONE DI 10 SCUOLE NELLA DIOCESI DI MONTEFIASCONE, SU RICHIESTA DEL CARDINALE MARCO ANTONIO BARBARIGO

La validità dell’opera di Rosa Venerini divenne rapidamente nota anche fuori della diocesi di Viterbo. Il cardinale Marco Antonio Barbarigo, vescovo di Montefiascone, uomo perspicace, esperto, ricco di carità pastorale, capì immediatamente la genialità di Rosa Venerini e la volle nella sua diocesi, per istituirvi le scuole. Rosa operò a Montefiascone per circa due anni, dal 1692 al 1694. Fondò una decina scuole: a Montefiascone, a Corneto (oggi, Tarquinia), a Valentano, a Latera, a Gradoli, a Grotte di Castro, a Capodimonte, a Marta, a Celleno, a Piansano. Non ebbe preoccupazioni economiche perché il cardinale non badava a spese, pur di elevare le condizioni spirituali e culturali delle giovani della diocesi. Rosa, che non intendeva fermarsi a lungo a Montefiascone, ma sentiva l’urgenza di estendere la sua opera in altri luoghi, preparò le Maestre, formò ed istruì una giovane particolarmente dotata, Lucia Filippini, oggi santa, perché fosse in grado di sostituirla nella direzione delle scuole, quindi lasciò Montefiascone. Non abbandonò, però, l’opera nascente, ma, con saggezza pedagogica, continuò a visitare le scuole che ella aveva fondato, fino alla morte del card. Barbarigo, avvenuta nel 1706. La situazione cambiò, con l’arrivo del nuovo vescovo, Pompilio Bonaventura: le scuole della diocesi falisca si cominciarono a configurare in una istituzione propria, con criteri formativi differenti da quelli della Venerini, anche per l’influsso dei Pii Operai, che avevano una specifica spiritualità ed ascesi. Rosa, donna saggia, aperta, capace di seminare il bene senza interessi di parte, seppe rispettare i carismi e le scelte altrui.

TOLLERANZA NELLE CONTRARIETA’

Rosa aveva sofferto, nell’individuare il suo progetto, e continuò a soffrire, in modo eroico, per la fondazione di tutte le sue scuole. Ella, donna capace di mediazione, ferma nell’essenziale ma tollerante nei particolari, tornata a Viterbo, riuscì a riportare all’unità, con carità, pazienza e tatto, le Maestre che avevano creato un piccolo scisma, durante la sua permanenza a Montefiascone.La Venerini, al rientro nella città natale, trovò, nella sua scuola, posta in casa Laziosi, una sola Maestra e poche alunne: le altre Maestre l’avevano abbandonata per trasferirsi, con a capo la Maestra Angela Leonetti, in una nuova scuola, aperta dalla signora Orazia Baldossi Gai, nella propria casa, adiacente alla chiesa di S. Giovanni in Zoccoli, di fronte alla scuola di Rosa, al di là della via. Il piccolo scisma si ricompose nel 1695, oltre che per la magnanimità di Rosa, anche per l’aiuto del padre Martinelli. Le Maestre dissidenti tornarono sotto la direzione della Venerini, che permise loro di operare nella nuova scuola, in casa Baldossi Gai, ma secondo i suoi principi educativi, sui quali non transigeva, e chiuse la sua, troppo vicina all’altra. La scuola Baldossi Gai divenne, in seguito, la casa madre dell’Istituto Maestre Pie Venerini.

RITMO COSTANTE NELLA FORMAZIONE DI SCUOLE

Rosa Venerini, dopo la fondazione della prima scuola di Viterbo e di quelle di Montefiascone, continuò ad aprire scuole con ritmo ininterrotto. Ella era pronta ad andare dovunque ne fosse stata richiesta, senza temere le strettezze economiche a cui andava incontro. Fondò scuole in paesi e città di varie diocesi: a Bagnaia (1699 circa); a Oriolo (1699); a Viterbo, nella parrocchia di S. Faustino (1700-1701); a Tuscania (1701); a Bolsena (1702); a Vetralla (1704); a Vitorchiano (1704 ?); a Viterbo, nella parrocchia di S. Maria Nuova, presso la piccola chiesa di S. Carlo (1705); a Viterbo, nella parrocchia di S. Sisto (1705 circa); a Ronciglione (1706); a Veiano (1707); a Capranica (1707); a Carbognano (1710); a Civita Castellana (1711); a Caprarola (1711). Inoltre, i documenti registrano, nel 1705, l’esistenza di una scuola della Venerini a Soriano e di una a Bieda (oggi, Blera), e, nel 1707, di una scuola a Bomarzo, di cui non si conosce l’anno di fondazione.Le scuole di Rosa Venerini, la quale aveva piena fiducia nella Provvidenza, erano gratuite. Ricevevano, talora, sussidi o da benefattori — come lo furono Orazia Baldossi Gai, a Viterbo; la principessa Laura Altieri, a Oriolo; il nobile abate Giacomo Degli Atti, a Roma, e vari principi e signori dei paesi e delle città del Lazio — o dalle pubbliche istituzioni.

PRESENZA DI ROSA VENERINI A ROMA

Le scuole di Montefiascone, nel frattempo, aumentarono di numero. Lucia Filippini, nel maggio 1707, aprì una scuola a Roma, con immediato successo, ma ben presto, per difficoltà sopraggiunte, dovette ritornare a Montefiascone. Si rivolse a Rosa Venerini, sua prima Maestra, perché la sostituisse nella direzione della scuola di Roma. Rosa, umile e disponibile, accettò. Si recò a Roma nel dicembre dello stesso anno. Le alunne, però, attratte dalla giovinezza della Filippini ed abituate alla sua spiritualità ascetica specifica, non accettarono la Fondatrice della prima scuola pubblica femminile italiana. Rosa Venerini non cercava il successo personale ma solo la gloria di Dio e la tranquillità delle coscienze. Accettò la situazione e, senza perdere tempo, nel marzo 1708, fece ritorno a Viterbo, per dedicarsi, con il consueto equilibrio ed entusiasmo, alle sue scuole.

FONDAZIONE DELLA SCUOLA DI ROSA VENERINI A ROMA E VISITA DEL PAPA CLEMENTE XI PADRE IGNAZIO MARTINELLI, CHE CREDEVA NELLA VALIDITA’ DELLA SCUOLA DELLA VENERINI, DESIDERAVA CHE L’OPERA NON RESTASSE CIRCOSTRITTA.

La Fondatrice nutriva i medesimi sentimenti del Martinelli, suo direttore spirituale. Furono effettuati diversi tentativi per impiantare una scuola nel centro della cattolicità. Rosa aprì la sua scuola, a Roma, l’8 dicembre 1713, nella parrocchia di S. Venanzio, nei pressi dell’Aracoeli, poco distante dalla chiesa di S. Marco. Ella, da tale data, si stabilì definitivamente a Roma, insieme alle Maestre Chiara Candelari, Margherita Casali, Lucia Colluzzelli, Virginia di Giovanni Maria.Il carisma della Venerini assumeva caratteri universali. I criteri educativi, fino ad allora esperienziali, necessitavano di una formulazione di insegnamento sistematico. Rosa non si sottrasse al gravoso impegno; scrisse e pubblicò, a Roma, nel 1714, un volumetto di 83 pagine, dal titolo, Relazione degli Esercizi che si pratticano in Viterbo nelle Scuole destinate per istruire le Fanciulle nella Dottrina Cristiana, per ottenere, dalle autorità ecclesiastiche, l’approvazione della nuova istituzione. La scuola di Rosa ebbe grande ripercussione, tanto che attirò l’attenzione personale del papa Clemente XI, il quale, il 24 ottobre 1716, volle fare personalmente visita alla scuola ed assistere alle lezioni. Il pontefice, ammirato, dette il seguente giudizio: “Signora Rosa, lei ci aiuta a compiere il nostro ufficio. Lei fa quello che noi non possiamo fare: Noi molto la ringraziamo”, e aggiunse: “Con queste scuole voi ci santificherete Roma”. La scuola Venerini, dopo tale visita, fu trasferita, il 26 novembre 1716, in una casa più idonea, vicino alla piazza e alla parrocchia di S. Marco.

APERTURA DI ALTRE SCUOLE

Rosa Venerini, dopo il trasferimento definitivo a Roma, nel 1713, continuò, per le insistenti richieste di cardinali, vescovi e nobili romani, ad istituire scuole a Frascati, con l’aiuto del beato Antonio Baldinucci (1714); a Narni (1715 o 1716); a Roma, tra la Fontana di Trevi e il Quirinale, nella parrocchia di Santa Maria in Trivio (novembre-dicembre 1716); a Sant’Oreste e a Gallicano (1717); a Zagarolo e a Bracciano (1718); a Cori (1721); a Vallerano (1722); ad Albano e a Vignanello (1723); a Barbarano (1726); a Magliano Sabina ( ? ); a Poggio Mirteto (maggio 1728), con apertura a pochi giorni dalla morte di Rosa Venerini. I documenti registrano anche, nel 1715, l’esistenza di una scuola della Venerini a Bassanello (oggi, Vasanello), di una a Manziana, e, nel 1717, di una scuola a Gallese, delle quali non si conosce l’anno di fondazione. Studi recenti provano, inoltre, che il card. Pietro Marcellino Corradini si servì della “serietà d’impostazione” educativa di Rosa Venerini, per l’apertura della sua scuola di Sezze, nel 1717.

MORTE E FAMA DI SANTITA’

Rosa Venerini morì a Roma, nella scuola di S. Marco, il 7 maggio 1728, all’età di 72 anni. Fu sepolta, secondo il suo desiderio, nella vicina chiesa del Gesù. La sua fama di santità, che si era manifestata in vita e in morte, crebbe e si tramandò nei secoli, fino ai tempi attuali. Le sue spoglie, il 7 gennaio 1952, furono trasferite nella cappella della casa generalizia delle Maestre Pie Venerini, in Via G. Gioacchino Belli, n. 31, a Roma, dove sono meta di pellegrinaggi di devoti. Rosa Venerini fu beatificata dal papa Pio XII, il 4 maggio 1952, nella basilica di S. Pietro, a Roma.La fama di santità di Rosa Venerini risplende sempre più di vivida luce e si espande, con sorprendente vivacità, in tutti gli strati sociali, fino agli Stati Uniti d’America, all’America Latina, all’India, all’Africa e all’Europa dell’Est, insieme alla validità del suo carisma educativo.

Rieti, 30 agosto 2002 Anna Maria Tassi

NOTE * Fonti e studi: 
Sacra Rituum Congregatio, S. Hist. n. 49, Romana seu Viterbien. beatificationis et canonizationis servae Dei Rosae Venerini fundatricis Magistrarum Piarum quae ab eius cognomine nuncupantur (+ 1728). Positio super virtutibus, Typis Polyglottis Vaticanis MCMXLII. Ristampa, Roma 1992; 
R. Angeli, Rosa Venerini. Una guida per la Gioventù, Livorno 1973. Ristampa anastatica (a cura di A. M. Tassi) con studi introduttivi, Roma 2001; 
S. S. Macchietti, Rosa Venerini all’origine della scuola popolare femminile. L’azione educativa del suo Istituto dal 1685 ad oggi, Brescia 1986; 
M. Di Pastina, “Piissime migravit”. L’esperienza carismatica e le disposizioni testamentarie del card. Pietro Marcellino Corradini (1658-1743), Sezze 1998, pp. 27-31; 
M. Mascilongo, “La mia eredità è magnifica”, Roma 2000; 
“Spiritualità e Cultura”. Rosa Venerini antesignana della scuola pubblica femminile italiana, anni I-VI (1999-2004), periodico trimestrale che riporta studi di N. Del Re, M. Lorenzetti, S. S. Macchietti, G. Maceroni, G. Martina, P. Palazzini, A. M. Tassi, Si aggiungano tutte le pubblicazioni indicate nei testi sopra citati.

© Roma-Rieti 2002 Tutti diritti riservati alla Congregazione Maestre Pie Venerini. 

L’Autore conserva il diritto di riprodurre, modificare, ampliare, pubblicare il proprio studio. Editoriale Eco srl, S. Gabriele (TE), settembre 2002